Il quesito che gli specialisti del settore si pongono da anni è sempre lo stesso: qual è il mistero che avvolge le irripetibili tonalità, intensità e grazia degli strumenti firmati Stradivari?
Sul quotidiano “La Repubblica” di oggi è apparso un articolo che riguarda un nuovo ultimo studio.

L’edizione online della rivista Plos One rivela che la chiave risiede tutta nell’omogeneità della densità specifica del legno usato, che regala a violini, violoncelli ed altre creazioni del celebre liutaio cremonese, qualità che nessuna delle “imitazioni” moderne, tentate a più riprese, riesce neppure ad avvicinare.

Questi ultimi studi, nati dalla collaborazione fra il centro danese della LUMC e il liutaio americano Terry Borman, con l’uso di strumenti molto sofisticati, ha confermato l’importanza fondamentale del materiale ligneo.

Il dottor Berend Stoel ha messo a punto un programma al computer per rilevare la densità del legno in modo non invasivo, basandosi sulla collaborazione e l’esperienza di uno pneumologo, il dottor Jan Stolk.

Stoel e colleghi hanno poi sottoposto a “tac” cinque violini Stradivari e sette violini contemporanei al Mount Sinai Hospital di New York, esaminandone le particolarità.

I risultati confermano come sia l’omogeneità nella densità del legno a rendere gli Stradivari così superiori rispetto ai violini moderni.

Al mondo di strumenti creati da Stradivari ne rimangono circa 600.

Già da tempo gli studiosi sottolineavano l’importanza del legno: acero e abete dell’area cremonese, dalle caratteristiche molto particolari.

Qualcuno sostiene invece che a fare la differenza sia la resina con cui gli strumenti sono stati ricoperti da Stradivari.

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